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Il senso di colpa.

Aggiornamento: 10 mar 2023

Quante volte ti capita di sentire quel disagio che parte dallo stomaco e arriva al cervello, a volte ti travolge con irruenza portando un vero e proprio senso di sofferenza che per farlo tacere sei disposta a soluzioni drastiche come digiuni o allenamenti molto intensi per poi sentirti sfinita ma con l'illusione di averlo messo a tacere, almeno fino al prossimo pasto.


Il Senso di Colpa.

Talmente diffuso da essere estremamente normalizzato.

Per qualcuno è più lieve e meno frequente, per qualcuno è una sensazione quotidiana, per altri è un peso insopportabile molto intenso.

Com'è possibile che ci sentiamo in colpa per un'azione necessaria e vitale, regolata in natura dal piacere (piacere gustativo trovi un video sulla pagina) un'azione fonte di gioia ed energia di cui non possiamo fare a meno.

Ci sentiamo in colpa per respirare?

Ci sentiamo in colpa per bere?

Ci sentiamo in colpa per andare in bagno o dormire?

Se lo riportiamo a queste azioni, le altre esigenze primarie uguali al mangiare, sembra assurdo, eppure sul cibo pensiamo sia un'emozione normale.

No, non lo è.

In una vita di buon benessere psicofisico non dovrebbe succedere.


Quindi perché succede?

Tutto inizia dal GIUDIZIO e dagli standard di Immagine Corporea imposti dalla Diet Culture come unico obiettivo di vita grazie al quale otterremo qualsiasi cosa. Desiderio che poi non si avvera ma ci ritroviamo invece con moltissimi problemi di diversa natura.

Il giudizio che noi attribuiamo ai corpi e al cibo innesca un meccanismo pericoloso che si auto alimenta come un circolo vizioso.

Giudico la pizza un piatto proibito o quasi, magari possibile solo in determinati giorni. Arriva il giorno in cui ne ho troppa voglia o sono in una situazione in cui mi ritrovo a mangiarla.

Quel giudizio di cibo "sbagliato" che fa ingrassare, troppo calorico, da limitare assolutamente... si trasferisce a un giudizio sulla mia scelta e poi su di me come persona di poco valore, provando vergogna, poca autostima, senza forza di volontà. Immersa in questa situazione di disagio e negatività percepisco immediati cambiamenti del mio corpo (gonfiore addominale, aumento di peso sulla bilancia, immagine allo specchio assolutamente negativa).

Quindi preso o presa dallo sconforto decido di compensare e di impormi regole più rigide sulla mia dieta o sul mio stile alimentare e di vita. Regole che credo utili ad un controllo più forte sulle mie scelte, sulla mia fame, sulle mie abitudini alimentari.

Proprio questa scelta comportamentale porterà importanti rischi di abbuffate, ma anche in caso non si verificassero prima o poi quel piatto, quel cibo, che sia una pasta, una pizza, un dolce, lo mangerò sicuramente di nuovo scatenando tutto questo meccanismo in modo sempre più intenso e con rischi sempre più alti di salute psicofisica.

Paradossalmente tutti temono la LIBERTÀ nei confronti del cibo quando invece è proprio l'elemento fondamentale che disinnesca questo circolo vizioso.

Per arrivarci però occorre una decostruzione degli schemi, dei valori, delle credenze tipiche della cultura della dieta. Parallelamente sarà importante riattivare quegli strumenti che già ci appartengono come la fiducia, l'ascolto dei nostri segnali, l'accettazione, più altri di conoscenza della nostra fame e sazietà, di gestione emotiva, di consapevolezza.


Il senso di colpa diminuirà sempre più fino a scomparire dai nostri piatti lasciando piacevolmente il posto alla serenità, fondamentale per il nostro equilibrio.

Se ti senti in colpa per le tue scelte alimentari non ignorare questo campanello d'allarme. Non sottovalutarlo. Le metodologie che noi portiamo nei nostri percorsi di Mindful Eating e Intuitive Eating sono estremamente efficace su questi meccanismi. Chiediti come sarebbe la tua vita senza il senso di colpa.


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